Ci sono ospedali (e case di cura) in Italia in cui essere sottoposti a un parto cesareo è ventisei volte più probabile che in altri. Oppure dove il rischio di mortalità a 30 giorni per un'operazione di bypass aortocoronarico è 54 volte maggiore di altri. Una situazione che ancora una volta crea un distacco tra Nord e Sud del Paese, ma anche all'interno della stessa Regione: in Sicilia a esempio, sempre parlando di cesarei, c'è una struttura dove questi interventi sono solo il 7,6% del totale, mentre in un'altra raggiungono l'89,2% di tutti i parti.
ESITI VARIABILITA' Fonte: elaborazione Il Sole-24 Ore Sanità su dati 2009 Programma nazionale esiti
Il quadro dei risultati dell'assistenza negli ospedali (e case di cura) italiani l'ha tracciato l'Agenas che ha consegnato alle Regioni e ai senatori della XII commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama in via riservata i risultati 2009 del Programma nazionale valutazione esiti. Una vera e propria graduatoria di "migliori" e "peggiori" su 32 indicatori di prestazioni a cui si aggiungono per le Asl altri 13 indicatori di ospedalizzazione.
Le pagelle saranno presto aggiornate con i dati 2010 e in quell'occasione con molta probabilità diventeranno di pubblico dominio: medici e pazienti avranno così un quadro ben preciso di chi eroga le cure migliori e più appropriate. E le Regioni la possibilità di eseguire interventi mirati per garantire appropriatezza, efficienza ed efficacia delle prestazioni.
Il modello utilizzato considera alcune variabili rilevate attraverso il Sistema informativo ospedaliero: mortalità a breve termine, riammissioni a breve termine, ospedalizzazioni per specifiche condizioni, procedure chirurgiche, complicanze a breve termine dopo specifici interventi, tempi di attesa.
Ai risultati sono state applicate una serie di "correzioni" per rendere il dato confrontabile ed è stato determinato un fattore "p" che misura il rischio relativo di errore di un risultato. Il rischio è considerato nullo o irrilevante quando il fattore "p" non supera il valore di 0,05. Il valore fornito nelle tabelle pubblicate su IL SOLE-24 ORE SANITA' n. 42/2011 - un esempio di ciò che risulta dall'analisi 2009 riferito solo agli indicatori maggiormente consolidati tra i 32 sulle prestazioni, quelli cioè che fanno già parte dei controlli di appropriatezza a livello nazionale - è riferito a questo indice, cioè, come lo stesso Programma lo definisce, al rischio "aggiustato", che tiene conto delle possibili disomogeneità esistenti nelle popolazioni dovute a caratteristiche quali età, genere, gravità della patologia in studio, presenza di comorbidità croniche ecc.
Obiettivi finali dichiarati del Programma sono:
- valutazione osservazionale dell'efficacia teorica di interventi sanitari per i quali non sono possibili/disponibili valutazioni sperimentali;
- valutazione di nuovi trattamenti/tecnologie per i quali non sono possibili studi sperimentali;
- valutazione osservazionale dell'efficacia operativa di interventi sanitari per i quali sono disponibili valutazioni sperimentali di efficacia;
- valutazione della differenza tra efficacia dei trattamenti stimata in condizioni sperimentali rispetto a quella osservata nel mondo reale dei servizi;
- valutazione comparativa tra soggetti erogatori e/o tra professionisti e tra Asl, con applicazioni possibili in termini di accreditamento, remunerazione, informazione dei cittadini/utenti, con pubblicazione dei risultati di esito di tutte le strutture per empowerment dei cittadini e delle loro associazioni nella scelta e nella valutazione dei servizi;
- valutazione comparativa tra gruppi di popolazione (per livello socioeconomico, residenza ecc.), soprattutto per programmi di valutazione e promozione dell'equità;
- individuazione dei fattori dei processi assistenziali che determinano esiti, a esempio: stimare quali volumi minimi di attività sono associati a esiti migliori delle cure e usare i volumi minimi come criterio di accreditamento;
- auditing interno ed esterno;
- monitoraggio livelli di assistenza.
Dai risultati, al di là delle classifiche, salta agli occhi l'enorme variabilità: dove una struttura è tra le peggiori non è detto che lo sia anche l'Asl di cui questa fa parte e se è spesso evidente la differenza di risultati tra Nord e Sud (ma non per tutti gli indicatori e non in tutti gli ospedali), anche all'interno delle singole Regioni c'è chi eccelle e chi invece resta decisamente in coda nei vari interventi.
Un caso per tutti: i risultati sul parto cesareo. Si va dal 97,1% di cesarei primari (primo intervento) della casa di cura Sedes Sapientiae di Torino (seguita però da strutture tutte al Sud) ad appena il 3,8% del Vittorio Emanuele II di Milano. E tra i primi cinque "migliori" c'è anche una struttura campana, l'ospedale S. Leonardo che di cesarei ne fa appena il 4,2 per cento.
A livello di Asl è l'Asp di Reggio Calabria in testa con il 55,6% di cesarei seguita da aziende meridionali, mentre sul versante opposto c'è l'Asl di Treviso che di cesarei ne fa il 9,4% seguita da aziende quasi tutte del Nord.